È stato presentato oggi a Reana del Rojale (Ud), con la collaborazione di Confindustria Udine, l’accordo triennale “Progettare il futuro” tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese per cogliere le opportunità offerte dalla ‘quarta rivoluzione industriale’.
La partnership, che mette a disposizione un plafond triennale nazionale di 90 miliardi di euro a livello nazionale di cui 1,8 miliardi per il FVG, è presentata presso l’azienda M.E.P. - Macchine Elettroniche Piegatrici - S.P.A.. Sono intervenuti Alessandra Sangoi, presidente regionale Piccola Industria Confindustria Friuli Venezia Giulia, Paolo Schneider Savio, Investor Relations Manager M.E.P. - Macchine Elettroniche Piegatrici - S.P.A., Andrea Marino Cerrato, Headmaster Mep Business School, Stefano Baro, direttore generale Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, Alberto Baban, presidente Confindustria Piccola Industria. E’ seguita una tavola rotonda a cui hanno preso parte: Stefano Sello, direttore area imprese di Carifvg, Antonio Loborgo, territory business manager – PL NE, Cisco Systems Italy, Vito Rotondi, Ceo managing director M.E.P. - Macchine Elettroniche Piegatrici - S.P.A. e Clara Maddalena, amministratore delegato Maddalena S.P.A.. A moderare il direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier.
Per l’industria italiana, costituita soprattutto da pmi, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo Piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative. Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti in capitale fisso e immateriale, soprattutto in ricerca, innovazione e formazione, nonché trasformazioni organizzative e una continua attenzione alle evoluzioni in corso. Occorre partire subito perché le tecnologie sottostanti Industry 4.0 necessitano di 10-15 anni per raggiungere la completa maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti.
Alberto Baban presidente della Piccola Industria di Confindustria: "La figura dell'imprenditore sta cambiando velocemente, prima fare impresa significava passione smodata, predisposizione al rischio, conoscenza del territorio e abnegazione per il lavoro. Oggi l'imprenditore deve essere, prima di tutto, un visionario capace di formarsi e informarsi, di mettere al centro della sua azienda la crescita e la formazione continua. La tecnologia è solo un mezzo e non un fine: lo scopo deve essere quello di crescere ed intercettare l'enorme domanda che deriva dai nuovi consumatori. L'accordo con Intesa Sanpaolo punta proprio a questo: costruire un rapporto banca-impresa innovativo e capace di accompagnare le pmi nella quarta rivoluzione industriale aiutandole a coglierne tutte le opportunità".
Alessandra Sangoi, presidente Piccola Industria Confindustria Friuli Venezia Giulia: “Il Piano nazionale Industria 4.0 è occasione da cogliere per tutte le aziende che vogliono affrontare le sfide legate alla Quarta rivoluzione industriale. Il Piano prevede misure concrete in base a tre principali linee guida che si possono riassumere in un’operatività che ha una logica di neutralità tecnologica, in un intervento orizzontale, cambiando il paradigma delle consuete misure verticali o a pro di qualche settore. Da ultimo, agisce ed impatta sui fattori abilitanti delle nuove tecnologie nella gestione e controllo di masse di dati sempre più grandi. Va anche dato atto che tutta una serie di misure nuove o prorogate dal Governo ha un unico comune denominatore, ovvero l’Industria 4.0, che si tratti di iper o super ammortamento, nuova Sabatini, credito d’imposta per ricerca e sviluppo, patent box, per citare le misure principali. Inoltre, essendo incentivi e non di aiuti di Stato, non collidono con il divieto di cumulo di molte agevolazioni regionali. Come Confindustria, dunque, non possiamo che essere collettore di iniziative come quella di oggi e diffondere esperienze positive, anche raccontando le eventuali difficoltà, contando sulla partecipazione e testimonianza diretta dei nostri associati per essere il più possibile contaminanti”.
Stefano Baro, direttore generale Carifvg: “L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le aziende a migliorare la loro capitalizzazione e a cogliere le grandi opportunità che la digitalizzazione e i nuovi scenari offerti dalla quarta rivoluzione industriale offrono. Inoltre ci vede impegnati a sostenere il nostro sistema produttivo forti della capacità di rappresentare l’acceleratore dell'economia reale: nel 2016 abbiamo fornito alle imprese e alle famiglie del Friuli Venezia Giulia 717 milioni di credito a medio e lungo termine, un dato in crescita di circa il 31 % rispetto al 2015.”
L’accordo è imperniato su quattro pilastri: Ecosistemi di imprese e integrazione di business; Finanza per la crescita; Capitale umano; Nuova imprenditorialità.
Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di “AdottUp, il Programma per l’adozione di startup” e offrire nuove opportunità alle startup in esso sviluppate.
L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha sinora prodotto 330 contratti con aziende capofila con oltre 15 mila fornitori ed un giro d’affari di 55 miliardi.
L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.
Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle Startup e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.
L’economia del Friuli Venezia Giulia
Nel corso dell’incontro è stata presentata una ricerca della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo da cui è emerso che l’economia del Friuli Venezia Giulia può contare su una buona vocazione industriale ed un’ottima propensione alle esportazioni, superiore anche al dato medio del Nord-Est.
Nel 1° semestre del 2017 complessivamente l’export regionale ha subito un leggero arretramento (-1% la variazione tendenziale), dovuto principalmente ad un calo della cantieristica nella provincia di Trieste (seguito ad una crescita eccezionale registrata nel 2016). Al netto di questo dato, le esportazioni della regione mostrano una dinamica di crescita del +8%, in linea con il dato nazionale. Sono stati trainanti i settori della metallurgia, dei prodotti in metallo, del mobile e dell’elettrotecnica.
Nell’economia regionale, nel lungo periodo tra il 2008 e il 2016, la provincia di Udine si è distinta per le straordinarie performance conseguite sui mercati esteri in alcuni settori a medio-alta tecnologia: biomedicale, farmaceutica ed elettronica.
Nel corso del 2017, in un contesto di domanda internazionale favorevole, il tessuto produttivo della provincia potrà continuare a crescere sui mercati esteri, facendo leva sulla sua elevata competitività. Conferme in tal senso vengono dai dati di commercio estero del primo semestre dell’anno, in cui la manifattura provinciale ha registrato un incremento del +8,8%, grazie al traino della filiera dei metalli e al sostegno dei settori a medio-alta tecnologia.
Il contributo del canale estero non è tuttavia sufficiente per ridare slancio all’economia della regione. E’ infatti cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati. L’ambiente è favorevole, grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi, alla disponibilità di buone condizioni di finanziamento e di un bacino di risorse interne.
Si tratta di una grande opportunità per le imprese di questa regione che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in aumento e su buoni livelli: