Il tema energia elettrica e gas richiede un’azione rapida, così come sottolineato ripetutamente dal Presidente di Confindustria Dott. Bonomi. E concordiamo sul fatto che l’azione principale deve nascere in Europa, ma è opportuno che il Governo consideri anche un “piano B” adattato alle esigenze italiane.
Infatti, la soluzione europea ha equilibri delicati dettati dalle esigenze dei vari paesi.
Ad esempio, per la Germania le fonti energetiche sono circa il 30% petrolio, 30% gas, 16% carbone, 17% rinnovabili, 8% gas fossile, 4% nucleare.
In Francia 33% petrolio, 15% gas, 2% carbone, 43% nucleare, 7% rinnovabili.
In Italia 34% petrolio, 42% gas, 20% rinnovabili.
L’energia elettrica in Italia è prodotta per il 45% con il gas e per il 40% con rinnovabili. Importiamo da Svizzera, Francia, Slovenia, Austria circa il 12%.
Questi numeri, seppur indicativi, evidenziano le difficoltà a trovare un accordo europeo che medi le esigenze. Tra l’altro la Germania importa gas russo, unitamente ad altri paesi, e quindi un eventuale tetto al prezzo del gas deve in qualche modo essere concordato anche con il fornitore.
Nonostante queste difficoltà, l’Europa è chiamata a decidere ora come calmierare e regolare i prezzi dell’energia e del gas e le forze politiche, tutte, devono sostenere, unite, il Governo nella trattativa europea.
È probabile che dopo il 9 settembre, data a nostro avviso non così tempestiva per come invece imporrebbe la situazione, tenendo conto di quanto deciso in Europa, il Governo attiverà qualche misura tailor made per la situazione italiana.
Da notare che il Governo italiano ha già speso per la crisi energetica 48,5 miliardi, il 2,8 per cento del PIL, superato solo dalla Grecia, mentre Germania e Francia sono sull’1,7/1,8%. È un grande sforzo, considerando il debito del nostro paese.
Auspicabile che la soluzione europea consenta di intervenire senza troppi aumenti del debito, credo comunque che in una prima fase, finché il mercato non si stabilizza a prezzi accettabili, si debba fare quello che serve per non fermare le attività industriali, alcune delle quali potrebbero avere fermate irreversibili.
L’urto all’industria è ben rappresentato dai dati ed iniziative delle Confindustrie dell’Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto che producono circa 750 miliardi del PIL italiano pari al 40per cento del PIL dell’intero paese.
Le industrie di queste regioni sono passate in un anno da 4,5 a 36,0 miliardi di Euro di costo energetico! Stimiamo che le industrie del Friuli Venezia Giulia passeranno da 0,3 miliardi Euro a 2,5/3 miliardi Euro, circa il 7 - 8 per cento del PIL regionale. Sono cifre indicative ma rendono bene l’idea.
E cosa è stato richiesto:
richieste condivisibili che riteniamo saranno sostenute dalla politica anche in FVG.
Nell’attesa, caratterizzata dall’ansia, delle decisioni europee ed a seguire del Governo italiano, cosa fare?
È stimabile che un risparmio energetico del 10/15% possa essere attuato con la collaborazione di tutti, in azienda, nel privato e nell’amministrazione pubblica.
Questo risparmio non è un’opzione, anche i costi ci indurranno a farlo ed a questo proposito ricordiamo i sarcasmi sull’invito a risparmiare sull’aria condizionata, illuminazioni, ecc. Tant’è che, in Italia, nonostante tutto, i consumi sono aumentati, per poi “piangere”. Sì, dobbiamo ritornare formiche.
I risparmi, l’aumento delle forniture via gasdotti esistenti da Algeria, Azerbaijan (TAP), Libia, un deciso aumento delle rinnovabili, l’arrivo di ulteriore LNG via nave e il contestuale aumento della capacità di rigassificazione, il riutilizzo momentaneo del carbone e lo sfruttamento delle risorse nazionali disponibili dovrebbero porre rimedio alla situazione nel breve. Azioni forti in questo senso raffredderanno anche la speculazione.
Per quanto concerne la Regione FVG, oltre che a risparmiare sui consumi, serve un’ulteriore accelerazione sugli investimenti per le fonti rinnovabili (fotovoltaico, biomasse, geotermico, utilizzo dei rifiuti, ecc.).
Mega-progetti solari sono on stream, per i quali auspichiamo il massimo supporto nell’iter dei permessi. Bisogna inoltre valutare la possibilità di collaborare maggiormente con Croazia e Slovenia che puntano molto sull’eolico, semplificando le norme europee di acquisto e costi trasporto energia elettrica.
Infine, razionalizzare il piano energetico nazionale è più che mai urgente e la politica deve essere più che determinata ad organizzarlo, programmandolo anche per step in relazione all’evoluzione prevedibile dei costi energetici. L’aumento della produzione di energie sostenibili sosterrà anche quella della produzione di idrogeno green.
Ad esempio, Germania e Francia hanno programmato investimenti importanti sull’eolico marino e terrestre, energia dal mare, biomasse, a soddisfare entro il 2030 l’80 per cento del loro fabbisogno energetico tramite lo sfruttamento di energie rinnovabili.
Gianpietro Benedetti
Presidente reggente Confindustria FVG